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Scontri del Primo Maggio: occasione di confronto mancata

Gli scontri a Città della Scienza hanno acuito le tensioni sociali portando all'attenzione dell'opinione pubblica nazionale la questione lavoro che a Napoli si sta facendo sempre più incandescente

Il concerto

“Hanno accusato i giovani di essere disinteressati rispetto a ciò che sta accadendo a Bagnoli, invece così, manifestando prima tra le strade del quartiere e poi cercando un confronto con i sindacati a Città della Scienza, abbiamo cercato di far sentire la nostra voce che può essere scomoda per le istituzioni”. Con queste parole alcuni giovani lavoratori e studenti universitari del gruppo eterogeneo dei manifestanti, che comprendeva Cassintegrati della Fiat di Pomigliano, lavoratori dell'Irisbus, ma anche attivisti dei movimenti napoletani schierati a favore di una "urgente" bonifica del quartiere di Bagnoli (per anni assediato dall'amianto dell'Italsider), hanno fatto irruzione durante il concerto del 1° maggio, urlando il loro dissenso contro i sindacati rei di non fare nulla per risolvere la questione lavoro a Napoli. La tensione è salita quando i manifestanti hanno deciso di scavalcare le transenne e provare a salire sul palco per far sentire la propria voce, ma invano, perché bloccati dalla polizia.

“Abbiamo chiesto di parlare, ma ce lo hanno impedito, ormai siamo in uno Stato a democrazia limitata”, sono gli slogan ascoltati più frequentemente. L’indice era puntato soprattutto contro i sindacati, colpevoli, a loro dire, di non ascoltare a sufficienza le istanze dei lavoratori. Dal canto loro, alcuni esponenti dei sindacati, presenti alla manifestazione, hanno affermato di non poter dialogare con chi “utilizza metodi aggressivi e antidemocratici che mirano solo a intimorire. C’è bisogno di serenità e dialogo e comunque abbiamo avuto modo di confrontarci con alcuni manifestanti e chiarire la nostra posizione”, ha tenuto a ribadire una sindacalista della Cgil.

IL VIDEO DEGLI SCONTRI

I manifestanti, infine, non hanno risparmiato nelle loro invettive neppure la destinazione dei fondi per la ricostruzione di Città della Scienza che, secondo il loro parere, “dovrebbero servire prima di tutto a pagare i lavoratori della Fondazione che in questi anni di gravi difficoltà economiche non hanno ricevuto lo stipendio, al posto di pensare solamente alla ricostruzione”.

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